Che cosa desidera e che cosa teme Pendolo
- Lo schema
- Desidera la vicinanza e la teme insieme, così si avvicina e poi si ritrae.
- La paura
- Essere ferito proprio dalle persone a cui più vorrebbe stare vicino.
- Il bisogno
- Prevedibilità: persone calme e costanti, e spazio per muoversi al proprio ritmo.
- Il punto di forza
- Profondamente empatico, attento al dolore altrui, capace di una lealtà tenace.
Uno strumento di riflessione personale, non una diagnosi né un test clinico.
L’attaccamento disorganizzato viene descritto a volte come lo stile più difficile da vivere, e chi ci si riconosce spesso dice la stessa cosa. La spinta verso la vicinanza è reale. Lo è anche la paura che la vicinanza finisca per ferire. Su questo sito lo schema è disegnato come Pendolo, una figura viola mostrata in due posizioni nello stesso istante: fa un passo verso il partner e uno indietro. L’oscillazione è il punto: è la risposta a due bisogni forti che tirano in direzioni opposte, non indecisione e nemmeno un gioco.
Cos’è l’attaccamento disorganizzato negli adulti
La ricerca sull’attaccamento adulto descrive due grandi dimensioni: l’ansia di attaccamento, cioè la preoccupazione di essere rifiutati e di non poter contare sugli altri, e l’evitamento, cioè il disagio verso la vicinanza e verso il dipendere da qualcuno.[3] L’angolo di cui parliamo qui è quello in cui entrambe sono alte. A differenza dello schema evitante distanziante, la persona tiene eccome a essere amata e se ne preoccupa. A differenza dello schema ansioso, però, anche la vicinanza sembra pericolosa.
Kim Bartholomew ha descritto questo gruppo nel suo lavoro sul perché le persone evitano l’intimità. Alcune la evitano perché hanno imparato a dare valore all’autosufficienza; altre, il gruppo che lei chiamò timoroso, la evitano perché desiderano la vicinanza ma si aspettano di esserne ferite.[1] Nel modello a quattro categorie sviluppato con Leonard Horowitz, queste persone tendono ad avere una visione incerta sia di sé sia degli altri: forse non merito di essere amato, e forse gli altri non sono sicuri da amare.[2] L’articolo sul modello a quattro categorie spiega come sono nati i quadranti, e l’articolo evitante vs disorganizzato mette a confronto nel dettaglio i due schemi che evitano la vicinanza.
Mario Mikulincer e Phillip Shaver descrivono due strategie principali che entrano in gioco quando si attiva il bisogno di vicinanza: l’iperattivazione, che alza il volume dell’allarme, e la disattivazione, che cerca di spegnerlo.[8] Lo schema disorganizzato si può leggere come un continuo passaggio tra le due. Per questo la stessa persona può mandare tre messaggi affettuosi in una sera e poi sparire per una settimana.
Trattandosi di dimensioni, questa zona è ampia. Alcune persone hanno appena superato il confine su entrambi gli assi; altre sentono la spinta e il rifiuto in modo molto intenso. L’articolo su ansia ed evitamento spiega perché i bordi sono sfumati.
Attaccamento disorganizzato o ansioso evitante?
Molti articoli usano attaccamento disorganizzato e timoroso-evitante come sinonimi, e in italiano si incontra anche l’espressione attaccamento ansioso evitante. La sovrapposizione è reale, ma i termini vengono da tradizioni di ricerca diverse.
“Disorganizzato” nasce dalla ricerca sui bambini. La Strange Situation di Mary Ainsworth, una breve sequenza di separazioni e ricongiungimenti, in origine suddivideva i neonati in tre schemi organizzati.[4] In seguito Mary Main e Judith Solomon descrissero i bambini che non rientravano in nessuno: piccoli il cui comportamento al ricongiungimento non seguiva una strategia coerente, per esempio avvicinarsi al genitore con la testa girata dall’altra parte, immobilizzarsi, o mescolare la ricerca di contatto con la paura.[5] I ricercatori hanno collegato questo schema a cure che spaventano o confondono il bambino, a volte in relazione a un lutto o a un trauma non elaborato di chi se ne prende cura; sottolineano però che si tratta di legami probabilistici e che la classificazione non è uno strumento di diagnosi né di screening.[6] Una classificazione disorganizzata in un neonato non è la prova di un maltrattamento.
Lo stile che Bartholomew chiamò timoroso viene invece dalla ricerca sugli adulti e descrive un insieme di sentimenti e aspettative nelle relazioni strette. Alcuni ricercatori sostengono che la disorganizzazione adulta, cioè i momenti in cui le strategie di attaccamento di una persona crollano sotto stress, andrebbe misurata a parte e non trattata come un altro nome dello stile timoroso.[7] L’articolo sull’attaccamento disorganizzato nei bambini racconta per intero la ricerca sull’infanzia e come il termine sia arrivato alla vita adulta. L’articolo sulla Strange Situation descrive la procedura originale.
Su questo sito usiamo attaccamento disorganizzato per lo stile adulto, perché è il nome che in Italia si usa e si cerca di più, tenendo presente la differenza appena descritta.
Segnali dell’attaccamento disorganizzato negli adulti
Sono tendenze che si fanno più forti sotto stress. Non sono una lista di controllo e non dicono nulla sul valore di una persona.
Caldo e freddo. Affettuoso, aperto, del tutto presente, e poi all’improvviso distante. Entrambi gli stati sono autentici.
Mettere alla prova e ritirarsi. Chiedere rassicurazione e poi sentirsi sospettosi o soffocati quando arriva.
Diffidenza verso le cose belle. La gentilezza può far nascere la domanda: cosa vuole in cambio, e quando smetterà?
Sensibilità al rifiuto e paura di esporsi. Temere di essere lasciati e allo stesso tempo nascondere i propri bisogni perché nessuno possa usarli contro di te.
Reazioni forti al conflitto. Una discussione può sembrare molto più grande del suo argomento. C’è chi si blocca, chi scappa, chi attacca, e chi fa tutte e tre le cose nella stessa sera.
Autocritica. Una voce interiore che dice che il problema sei tu, seguita da una seconda voce che dice che nemmeno degli altri ci si può fidare.
Sollievo e perdita quando finisce. Una rottura può portare entrambi, a volte nel giro della stessa ora.
Da dove nasce l’attaccamento disorganizzato
Non c’è un’unica strada. Per alcune persone lo schema è legato a esperienze in cui chi doveva offrire sicurezza era anche fonte di paura o di confusione. Per altre la storia è meno chiara: un misto di cure affettuose e imprevedibili, un temperamento sensibile, una perdita dolorosa, episodi di bullismo o relazioni successive in cui la fiducia è stata tradita. A volte lo schema emerge in età adulta dopo una sola relazione molto dolorosa.
Una meta-analisi di R. Chris Fraley ha trovato che la sicurezza dell’attaccamento mostra una certa continuità dalla prima infanzia in poi, ma troppo poca per considerarla fissa.[9] Qui conta molto, perché chi vive uno schema disorganizzato arriva spesso in fretta alla conclusione di essere “rotto”. Non lo è. La strategia aveva senso là dove è stata imparata: quando la vicinanza a volte ha portato conforto e a volte dolore, desiderarla e temerla insieme è una risposta logica. Nemmeno dare la colpa ai genitori è il punto. La maggior parte di chi si prende cura dei figli fa i conti con la propria storia e con le proprie difficoltà.
L’attaccamento disorganizzato in coppia
I messaggi. Messaggi lunghi e aperti a tarda sera, poi risposte brevi o silenzio il giorno dopo. Il partner può leggerlo come un calo di interesse. Più spesso è il segno che l’apertura è sembrata troppo esposta e che la persona ha bisogno di ritrovare l’equilibrio.
Le prime uscite. Attrazione intensa, vicinanza rapida, poi dubbi improvvisi quando la relazione diventa reale. C’è chi chiude proprio quando comincia a sentirsi al sicuro.
I litigi. Piccoli disaccordi possono sembrare minacciosi. La persona può inseguire con ansia (“dobbiamo sistemarlo adesso”) e poi ritirarsi quando la conversazione si fa emotiva. Il partner può avere l’impressione di non poter mai fare la cosa giusta.
Weekend e programmi. Voler passare tutto il fine settimana insieme e poi, la domenica pomeriggio, avere bisogno di scappare è un ritmo che molti conoscono.
Conoscere la famiglia. Essere accolti nella famiglia del partner può sembrare meraviglioso e allarmante in egual misura. Appartenere significa anche rischiare di perdere quell’appartenenza.
Cosa aiuta il partner. La costanza conta più dei grandi gesti. Stesso tono, stessa disponibilità, limiti chiari e gentili, e nessuna punizione per le oscillazioni. Un partner capace di dire “Sono qui, e ci sarò anche domani” senza pretendere una risposta immediata offre al pendolo un punto fermo.
Nell’amicizia e al lavoro
Le amicizie possono attraversare cicli simili: mesi di grande vicinanza, poi un lungo silenzio di cui la persona si sente in colpa ma che non riesce a rompere facilmente. Molte persone con attaccamento disorganizzato sono amici profondamente leali e intuitivi, che si accorgono subito del dolore degli altri, perché lo conoscono bene.
Al lavoro lo schema può mostrarsi come un forte desiderio di essere apprezzati unito alla difficoltà di fidarsi dei colleghi. Una critica può colpire duro ed essere seguita da un ritiro. Chiedere aiuto può sembrare doppiamente rischioso: potrebbe essere negato, e potrebbe mostrare una debolezza. Aspettative chiare e responsabili prevedibili fanno una grande differenza.
L’attaccamento disorganizzato con gli altri stili
Con lo stile sicuro. La stabilità di un partner con attaccamento sicuro è spesso l’influenza più riparatrice che ci sia, a patto che non prenda le oscillazioni sul personale e mantenga i propri confini.
Con lo stile ansioso. Entrambi temono il rifiuto. L’inseguimento del partner con attaccamento ansioso può far piacere all’inizio e diventare soffocante più avanti, e questo a sua volta fa scattare l’allarme del partner ansioso.
Con lo stile evitante distanziante. La calma distanza di un partner con attaccamento evitante può sembrare la conferma che la vicinanza non è sicura, mentre per lui le oscillazioni possono sembrare una pressione.
Con un altro stile disorganizzato. È possibile una comprensione profonda, ma anche un circolo in cui entrambi si avvicinano e si ritirano insieme. Accordi espliciti aiutano molto.
Come può cambiare l’attaccamento disorganizzato
La rassegna di Mikulincer e Shaver sulla ricerca sull’attaccamento adulto considera la sicurezza qualcosa che può crescere grazie a relazioni di sostegno e, quando serve, alla psicoterapia.[11] Gli adulti che riescono a dare un senso a esperienze precoci difficili e a vivere i legami con più sicurezza vengono talvolta descritti come sicuri per conquista.[10] L’articolo sull’attaccamento sicuro acquisito spiega cosa mostra questa ricerca.
Dai un nome all’oscillazione. Accorgerti che “mi sto allontanando perché ci siamo avvicinati troppo” trasforma un riflesso in una scelta.
Rallenta la vicinanza iniziale. Lasciare che una relazione cresca per gradi dà alla fiducia qualcosa su cui appoggiarsi.
Prenditi spazio senza sparire. “Stasera ho bisogno di stare per conto mio, ti chiamo domani” mantiene il legame e rispetta il bisogno di distanza.
Di’ la verità a una persona di fiducia. Allenarti all’onestà con un amico rende più facile farlo con il partner.
Coinvolgi anche il corpo. Sonno, movimento e piccoli rituali che calmano abbassano il livello di allarme di base, su entrambi i lati del pendolo.
Sii paziente con le ricadute. Sotto stress i vecchi schemi tornano. Scivolare indietro quando la pressione sale fa parte di come si impara qualsiasi abitudine nuova.
Se vuoi un’istantanea di dove ti trovi, il nostro quiz di autoriflessione ti colloca sulle due dimensioni. Non è un test clinico, e la pagina su come funziona il test ne spiega i limiti. Vale la pena leggere l’articolo sui miti sull’attaccamento prima di trattare un risultato come un’etichetta fissa.
Quando parlare con un professionista
L’attaccamento disorganizzato negli adulti è uno stile di attaccamento, non un disturbo psichico, ed è diverso dai disturbi dell’attaccamento in senso clinico, come spiega l’articolo stile di attaccamento vs disturbo dell’attaccamento. Detto questo, lo schema è spesso legato a esperienze dolorose, e affrontarle con un professionista può aiutare molto. Valuta di parlare con uno psicologo o uno psicoterapeuta abilitato se le relazioni ti fanno spesso paura, se esperienze passate continuano a irrompere nel presente, se per lunghi periodi ti senti intorpidito o sopraffatto, o se ti capita di non sentirti al sicuro con te stesso o con gli altri. La nostra pagina su come chiedere aiuto raccoglie modi calmi e concreti per trovare supporto, compreso cosa fare in caso di emergenza.
Pendolo con gli altri stili
Ogni coppia ha il suo ritmo. Ecco come questo stile incontra gli altri tre.
Domande sullo stile Disorganizzato
Cos’è l’attaccamento disorganizzato negli adulti?
È lo schema di attaccamento che unisce una forte preoccupazione di essere rifiutati a un forte disagio verso la vicinanza. Chi lo vive tende a desiderare il legame e a temerlo allo stesso tempo, quindi può avvicinarsi con grande calore e poi allontanarsi. Nel modello a quattro categorie di Bartholomew e Horowitz questo stile adulto si chiama timoroso.
Attaccamento disorganizzato e ansioso evitante sono la stessa cosa?
Si sovrappongono, ma non coincidono del tutto. L’attaccamento disorganizzato è stato descritto prima nella ricerca sui neonati che non mostravano una strategia coerente con chi si prendeva cura di loro. Lo stile timoroso, che in rete si trova anche come attaccamento ansioso evitante, nasce dalla ricerca sugli adulti. Nel linguaggio comune i nomi si usano come sinonimi, e alcuni ricercatori sostengono che la disorganizzazione adulta andrebbe misurata a parte.
L’attaccamento disorganizzato è lo stile più raro?
Viene descritto spesso così, ma non esiste un dato unico e affidabile. Quante persone rientrano in uno stile dipende dal campione, dal Paese, dal questionario e da dove i ricercatori tracciano i confini su due dimensioni continue. È più corretto dire che chi ha questo schema non è affatto solo.
Cosa attiva una persona con attaccamento disorganizzato?
Di solito due tipi di momenti: i segnali di rifiuto o di distanza, che accendono la paura di essere lasciati, e i momenti in cui la vicinanza o la vulnerabilità crescono, che accendono la paura di essere feriti. Litigi, critiche, imprevedibilità e ricordi di esperienze dolorose tendono a rafforzare entrambe le paure.
Si può avere una relazione sana con un attaccamento disorganizzato?
Sì. Molte persone ci riescono, soprattutto con un partner stabile e prevedibile e con una certa comprensione del proprio schema. Aiuta dare un nome al tira e molla, accordarsi su come prendersi spazio senza sparire e, quando il passato pesa molto, lavorare con uno psicoterapeuta.
Avere un attaccamento disorganizzato significa aver vissuto un trauma?
Non necessariamente. Per alcune persone lo schema è legato a esperienze spaventose o dolorose; per altre il percorso è meno chiaro e comprende il temperamento, relazioni in parte affettuose e in parte confuse, o ferite arrivate più tardi. Se ricordi dolorosi pesano sulla tua vita di tutti i giorni, la persona giusta con cui parlarne è uno psicologo o uno psicoterapeuta abilitato.
Fonti
- ↑ Bartholomew, K.(1990). Avoidance of intimacy: An attachment perspective. Journal of Social and Personal Relationships 7(2).
- ↑ Bartholomew, K., & Horowitz, L. M.(1991). Attachment styles among young adults: A test of a four-category model. Journal of Personality and Social Psychology 61(2).
- ↑ Brennan, K. A., Clark, C. L., & Shaver, P. R.(1998). Self-report measurement of adult romantic attachment: An integrative overview. In J. A. Simpson & W. S. Rholes (Eds.), Attachment Theory and Close Relationships, Guilford Press.
- ↑ Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S.(1978). Patterns of Attachment: A Psychological Study of the Strange Situation. Lawrence Erlbaum.
- ↑ Main, M., & Solomon, J.(1990). Procedures for identifying infants as disorganized/disoriented during the Ainsworth Strange Situation. In M. T. Greenberg, D. Cicchetti & E. M. Cummings (Eds.), Attachment in the Preschool Years, University of Chicago Press.
- ↑ Granqvist, P., Sroufe, L. A., Dozier, M., Hesse, E., Steele, M., et al.(2017). Disorganized attachment in infancy: A review of the phenomenon and its implications for clinicians and policy-makers. Attachment & Human Development, 19(6).
- ↑ Paetzold, R. L., Rholes, W. S., & Kohn, J. L.(2015). Disorganized attachment in adulthood: Theory, measurement, and implications for romantic relationships. Review of General Psychology 19(2).
- ↑ Mikulincer, M., & Shaver, P. R.(2003). The attachment behavioral system in adulthood: Activation, psychodynamics, and interpersonal processes. Advances in Experimental Social Psychology 35.
- ↑ Fraley, R. C.(2002). Attachment stability from infancy to adulthood: Meta-analysis and dynamic modeling of developmental mechanisms. Personality and Social Psychology Review 6(2).
- ↑ Roisman, G. I., Padrón, E., Sroufe, L. A., & Egeland, B.(2002). Earned-secure attachment status in retrospect and prospect. Child Development 73(4).
- ↑ Mikulincer, M., & Shaver, P. R.(2016). Attachment in Adulthood: Structure, Dynamics, and Change (2nd ed.). Guilford Press.
Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2026